Arte e pubblicità: quando i poster erano dei capolavori.

Un manifesto pubblicitario è un poster affisso in un luogo pubblico per comunicare un messaggio riguardo prodotti o servizi: è una delle forme più antiche di pubblicità che esista.

L’origine dei manifesti pubblicitari è strettamente collegata al processo di industrializzazione che dalla seconda metà dell’Ottocento ha trasformato le città europee. Nasce l’esigenza per gli industriali, che avevano avviato le prime produzioni in serie di merci, di catturare l’interesse della piccola e media borghesia per allargare la clientela. Inoltre nelle metropoli si diffondono teatri e locali notturni, con un gran numero di spettacoli ed eventi da pubblicizzare per le strade delle città. Al contempo, i tipografi ottengono una nuova tecnica che permetteva di eseguire disegni a colori su un foglio di carta attraverso l’uso di matrici di pietra, la cromolitografia. Si realizza così una rivoluzione nella comunicazione pubblicitaria.

Le origini della cartellonistica pubblicitaria

Jules Chéret è il padre del manifesto pubblicitario e nel corso della sua esistenza produsse migliaia di opere per le affissioni di locali notturni, teatri e sale da concerto. Ribaltò i canoni estetici dell’epoca dando più importanza alla parte figurativa rispetto ai testi, d’altronde un manifesto deve colpire come un “dito nell’occhio”. Chéret amava ritrarre figure femminili ed è il primo nella storia a utilizzare modelle pubblicitarie nelle sue locandine, le Chérette.

Jules_Chéret_Casino_de_Paris

Casinò de Paris 1891.

Jules Chéret

L’arte del manifesto in Italia

In Italia verso la fine dell’Ottocento precisamente nella città di Milano, il cartellonismo pubblicitario trova le condizioni perfette per il suo sviluppo e diffusione. La collaborazione tra il pittore e pubblicitario tedesco Adolf Hohenstein e l’editore musicale Giulio Ricordi ne sancisce l’inizio, collaborazione che vede affidata la direzione artistica delle Officine Grafiche Ricordi al grande artista. Artisti del calibro di Marcello DudovichLeonetto CappielloAleardo Terzi e Leopoldo Metlicovitz sono coinvolti dalla casa editrice nella ricerca di un linguaggio grafico e verbale per l’ideazione di cartelloni murali, cartoline postali, pubblicazioni su riviste, annunci e libretti d’opera. Molto proficue furono le collaborazioni con il teatro della Scala, i grandi magazzini italiani, tra cui quelli dei fratelli Mele e la Rinascente, oltre le esposizioni più importanti che si tenevano nel Paese. Il manifesto pubblicitario era pensato per sensibilizzare la popolazione all’estetica, per arredare la città e far si che le réclame fossero uniche nel loro genere.

I più innovativi furono Leonetto Cappiello, con il stile ispirato all’espressionismo e ai Favues, che utilizza immagini che non sono direttamente connesse con il prodotto reclamizzato e utilizza un punto di vista ribassato per enfatizzare la forza espressiva. E Fortunato Depero che trova ispirazione dai nuovi canoni estetici del Futurismo utilizzando colori forti e caratteri tipografici vistosi a cui dobbiamo i manifesti realizzati per le più importanti aziende dell’epoca: Sanpellegrino e Campari per citarne alcune.

Cosa fà di un manifesto un’opera d’arte?

manifesti pubblicitari non sono solo mezzi di propaganda per vendere di più, sono prodotti dell’ingegno umano e producono una moltitudine di colori. Proprio come allora legano il consumo di beni e servizi alla voglia di migliorare la nostra esistenza e di sognare. È un oggetto che fin dai suoi esordi, come tra le strade parigine dell’epoca, è pensato per essere alla porta di tutti e trasformare una strada cittadina in una galleria d’arte a cielo aperto. Un manifesto, oggi come allora, avvolge chi lo guarda e nelle sue promesse cariche di sogno ci costringe ad esplorarlo, portandoci a sognare con la vista.

La Rinascente. Novità di stagione, 1934. Marcello Dudovich.

Edgar Giacomo Puccini, , 21 aprile 1889.

Adolf Hohenstein .

Se la pioggia fosse Bitter Campari, 1926-1927

Fortunato Depero.

Contratto, 1922.

Leonetto Cappiello.

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